

Presto il pittore sarà orgoglioso
di spiegare che le sue opere sono
COSTRUITE, a differenza degli Impressionisti
che erano orgogliosi
di non saper spiegare nulla.
VASSILY KANDINSKY
Dall’essenza primaria della produzione pittorica di Sciello e’ possibile estrapolare due strutture compositive e formali differenti ed al contempo in perfetto equilibrio tra loro: il pittore e saggista russo, Vassily Kandinsky, pioniere del Simbolismo e dell’ Astrattismo, paragonerebbe queste due tendenze ad altrettante tecniche di composizione musicale, la composizione melodica e la composizione sinfonica.
Nei lavori di Sciello, la prima si distingue per la sua semplice essenzialità , definita da elementi immediatamente riconoscibili ed assoluti, le lettere dell’alfabeto, le forme geometriche e la genuina semplicità del segno; mentre la seconda, più complessa ed articolata, si determina attraverso la sapiente raffinatezza di una scala cromatica ricca e sofisticata e la ponderata organizzazione di molteplici e distinti soggetti simbolico decorativi all’interno di un unico nucleo compositivo, perfettamente funzionante nella sua concezione d’insieme.
Questo ideale equilibrio tra segno, cromia e spazio, si ricerca e si percepisce nel momento in cui, all’esame critico del quadro, rimuoviamo l’analisi oggettiva in favore dello studio elementare delle forme, sulle quali è organizzata la composizione pittorica: geometrie e linee che servono a dare un movimento generale ed un ritmo alla composizione stessa, conferendo ad essa un preciso e intenzionale significato visivo ed emozionale.
Il ritmo formale proprio della produzione creativa di Sciello, preserva in apparenza l’immediatezza dell’improvvisazione, attribuibile ad espressioni ed impressioni della natura interiore, intima ed emotiva del pittore, ma principalmente, questa ricerca rappresentativa, esaminata ed elaborata con coerenza e costanza dall’artista, è in parallelo, equivalente ad una costruzione ragionata, consapevole ed intenzionale della spazialità pittorica del quadro.
La continuità stilistica specifica della regola espressiva di Sciello, definisce un ingegnoso e perspicace processo da cui, con decisa tenacia, emerge una poetica universalmente estendibile a tutte le sfaccettature della sua produzione, una maniera di proporre la pittura come allegoria di un simbolismo astratto in ideale armonia tra due stimmung concettualmente trasversali, il sincrono significato spirituale e razionale della volontà creativa.

“…e ci vediamo come esseri che sono
da un lato natura, dall’altro spirito;
in cui l’anima distingue l’essere dal destino.”
Georg Simmel, “Michelangelo”
La produzione recente della pittrice Francesca Ghizzardi è, oltre ad una dimostrazione di ormai non comune dominio tecnico sul segno e sul colore, anche e soprattutto un’immersione rivelatrice in una dimensione che va ben oltre la mera spazialità fisica del quadro dipinto, bensì che ci conduce all’interno di un percorso intimo e contemporaneamente universale intrapreso dall’artista nell’arco della sua vita di donna e, inscindibilmente, di artista.
Questa raccolta di dipinti ha l’obbiettivo di mettere in scena, attraverso il suo più riuscito stadio di momentaneo arrivo, il risultato di una consapevole ma sempre libera e sincera indagine di sé in stretto ed inscindibile rapporto con gli eventi circostanti.
Ci troviamo di fronte ad una rappresentazione figurativa dell’ “ALTRO”, che ha un’indiscutibile proiezione con l’ “IO” della sua esecutrice.
In questo caso, la ritrattistica propria di questi elaborati pittorici non risponde più alla domanda “Chi sei tu?”, piuttosto vuole essere la risposta ad un’altra questione: “Chi sono io?”. Domanda che trova il suo riscontro all’interno di ogni singolo, se pur decisamente a sé stante ed autonomo, elaborato pittorico realizzato da Francesca.
La pittura messa in atto attraverso queste potenti immagini possiede una doppia valenza: quella strettamente formale espressa attraverso l’impulsivo ma governato e consapevole gesto pittorico dell’artista e quella che, sempre attraverso gli strumenti della pittura, dà voce e forma al sentimento interiore e intimo di Francesca.
In questo caso, è decisamente esplicativo un passo tratto da un saggio sull’autoritratto scritto dallo storico e critico d’arte Alberto Boatto: “…così il volto del vicino, con la sua mimica caratterizzata, ci resta sempre più familiare del nostro viso..per questa cecità che regola i rapporti con noi stessi possiamo continuare a vivere in uno stato di inconsapevolezza, in grado di ripararci e che garantisce la libera espansione della nostra vitalità.”


Con il Patrocinio di:
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Consolato Generale della Federazione Russa a Genova
Associazione per i Rapporti Internazionali di San Pietroburgo
Università Pedagogica Statale HJerzen di San Pietroburgo
“La sua ammirazione per il colorito e la tecnica degli antichi
molto lo spingeva a fare ricerche in tal senso
e ad architettare teorie e sistemi sull’esecuzione naturale
della pittura sul mestiere.” PAUL VALERY parlando di Edgar Degas.
La produzione pittorica di Valery Ledved, fa parte di quella corrente stilistica che, sulla base di lunghe indagini e di ben radicate capacità tecniche, propone quella che in uno studio sull’impressionista Edgar Degas, Paul Valery definisce come arte sapiente, quasi come se il pittore si trovasse a dover portare a termine non solo un prodotto artistico di grande valore stilistico ma anche e soprattutto il risultato di un processo esecutivo approfondito e ponderato, quasi matematico, nella sua ricerca di perfetto equilibrio formale.
Una pittura che rifiuta scorciatoie, proprio perché, sempre secondo la teoria di Valery, l’investigazione e l’approfondimento generano infiniti ostacoli da superare, i quali, a loro volta, sono proporzionali al peso stilistico del risultato finale, all’intelligenza analitica e alle conoscenze del pittore.
Questa attenta e colta maniera di dipingere dimostra l’esistere di una determinante differenza tra osservare semplicemente un soggetto ed osservarlo pennello e colori alla mano: nel secondo caso, infatti, entra in gioco un’imprescindibile e duratura volontà di analisi, richiesta, appunto, dall’esigenza coscienziosamente autoimposta di utilizzare la pittura come SCOPO ed insieme come MEZZO di espressione del soggetto rappresentato, come strumento massimo d’osservazione, come analisi viscerale della realtà.
Ogni elemento, quindi, costituisce parte fondamentale ed integrante all’interno della composizione: il colore, lo spazio, le luci ed il soggetto ritratto, niente è marginale né vagamente tralasciato, nulla domina sul resto. Tutto è in equilibrio, ogni elemento è studiato con una cura visibile solo dopo un’attenta osservazione. Ma la grandezza di questa maniera di dipingere , sta proprio nel non rendere percepibile lo studio a priori, la certa fatica a monte dell’opera compiuta, tanto da regalare all’osservatore solo il piacere puramente estetico dell’ammirarla.
“Gli ostacoli sono i segni ambigui davanti ai quali gli uni disperano,
gli altri capiscono che c’è qualcosa da capire.”
PAUL VALERY